"L’autovelox". Sulla scarsa efficacia della punizione

4 Aug 2016

 

A chi non è capitato di essere stato immortalato dall’autovelox e, conseguentemente, di dover pagare la giusta sanzione monetaria? A me si, sono stato punito con questo sistema un paio di volte. La multa è una punizione che segue un comportamento sbagliato, in questo caso il superamento dei limiti di velocità, per ridurne la frequenza in futuro. L’autovelox invece è uno stimolo discriminativo (SD) ossia segnala che, qualora si superi il limite di velocità, verrà erogata la punizione (multa). A questo punto è doveroso chiedersi: questo sistema punitivo è realmente efficace? Porta realmente ad una riduzione costante della velocità? Solitamente il comportamento del guidatore è quello di rallentare in prossimità dell’autovelox, per poi aumentare la velocità subito dopo. Magari si accelera di più per recuperare il tempo perso nel rallentamento in prossimità dell’autovelox. Questo comportamento stradale risulta un buon esempio di come la punizione non sempre sia un metodo efficace di modificazione comportamentale, per le seguenti ragioni:

  • la punizione, effettivamente, consente di ridurre il comportamento in modo rapido, ma spesso tale  riduzione si verifica solo in presenza di chi punisce. Se, per esempio, a punire sia la mamma, è probabile che il comportamento si verificherà meno con la madre, stimolo discriminativo legato alla punizione, e invece rimanga lo stesso in presenza del padre o della nonna. Consideriamo anche la possibilità che il bambino, che ha contenuto il proprio comportamento con il punitore, aumenti la frequenza del comportamento, come per sfogarsi, quando lo stimolo discriminativo della punizione si è allontanato. Per questo, ad esempio, capita che i bambini siano immobili in presenza di un professore e poi si scatenino in presenza dell’insegnante durante la lezione successiva;

  • la punizione riduce il comportamento ma non insegna nulla, ossia non viene rinforzato alcun comportamento alternativo e più funzionale. Se per esempio un bambino tende ad interrompere gli altri mentre stanno parlando e per questo viene sgridato, magari il suo comportamento in quel momento sparisce, ma non è stato appreso e rinforzato alcun comportamento più adeguato da utilizzare in seguito;

  • la punizione può innescare reazioni e comportamenti aggressivi nella persona che la subisce;

  • l’unico che ci guadagna veramente nella punizione è il punitore che viene rinforzato. Se sgrido un bambino per un comportamento inadeguato e questo comportamento si interrompe, la mia sgridata ha raggiunto il suo fine, pertanto viene rinforzata ed è più probabile che la utilizzi in futuro.

Per le ragioni suddette sarebbe meglio facilitare il processo di apprendimento attraverso la motivazione e il rinforzo ma magari, di questo, ne parleremo un’altra volta.

Concludo citando una frase della volpe ne “Il piccolo principe”:  “Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica”. A questo punto, da genitore ed educatore mi ripropongo di pormi spesso il seguente quesito: il mio comportamento è punitivo, intimorisce e fa nascondere? O è motivante, rinforzante e fa uscire competenze e risorse?

Mentre tento di dare una risposta a questa ardua domanda, vi saluto e vi raccomando la massima prudenza stradale, non tanto per la paura della punizione legata all’autovelox, ma per il rinforzo intrinseco legato al piacere del rispetto delle regole e della propria ed altrui vita.

Matteo Corbo

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